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Smell
ATELIER di ARTI OLFATTIVE

Intervista Francesca Faruolo su RDS – Lifestyle

Qualche giorno fa Samir Zakaria, giornalista di RDS Lifestyle ha intervistato Francesca Faruolo (Direttrice di Smell Atelier) sull’importanza dell’educazione olfattiva. Non è stato possibile includere nel breve format radiofonico tutti i contenuti dell’intervista. Riportiamo perciò qui di seguito una versione più lunga della conversazione con il giornalista inerente la relazione tra la percezione olfattiva e la nostra disponibilità ad aprirci o a chiuderci al mondo esterno.
L’intervista radiofonica, andata in onda su RDS il 12/04/2023 si può invece riascoltare qui.
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Che cos’è l’educazione olfattiva?

L’educazione olfattiva è un’alfabetizzazione che ci rende in grado di usare in modo più competente la nostra mente olfattiva. È il nostro modo di sentire e pensare gli odori a essere interessato.

Durante il Training Olfattivo impariamo a conoscere il mondo degli odori che ci circondano, sia quelli naturali che quelli artificiali. Cerchiamo di ampliare la nostra memoria olfattiva, impariamo a sentirli in tutte le loro sfaccettature, cerchiamo rimandi con altri odori simili e diventiamo competenti nel descriverli a parole.

Si dice spesso che l’olfatto sia un senso muto, in realtà ci mancano le parole perché nessuno ci educa a parlare delle nostre sensazioni olfattive. Siamo soliti usare l’olfatto in modo per lo più inconsapevole o solo per scopi di immediata utilità.

Ne consegue che la nostra capacità di valutare gli odori è carente e ci limitiamo all’aspetto edonico: mi piace/non mi piace. Senza neanche sapere per quale ragione ci piace o non ci piace qualcosa.

Spesso pensiamo che gli odori diano messaggi univoci, invece il nostro modo di decodificarli è relativo alla nostra cultura e al contesto in cui l’odore viene proposto.
Ricordate il film della Wertmüller Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto? Qui l’odore di sudore del marinaio, che inizialmente disturbava le narici della ricca vacanziera interpretata dalla Melato, diventa improvvisamente seducente quando i due si ritrovano in intimità su un’isola deserta.

L’educazione olfattiva ci insegna a essere curiosi, a farci delle domande sul nostro modo di sentire e a scardinare i pregiudizi. A poco a poco ci renderemo contro che la conoscenza ci permette di abbracciare un universo olfattivo sempre più vasto, connettendoci con l’esterno in modo più ricco e significativo.

Qual è il legame tra decadimento olfatto e depressione?

Ci sono evidenze scientifiche che hanno mostrato questa correlazione. Il rapporto è binario: è stato osservato che pazienti affetti da depressione hanno spesso una minor sensibilità olfattiva e, viceversa, nelle persone che lamentano una perdita dell’olfatto si riscontrano più frequentemente i sintomi della depressione.

La correlazione va cercata nel funzionamento del sistema limbico, l’area del nostro cervello in cui elaboriamo le emozioni primarie. L’olfatto è l’unico dei nostri cinque sensi a mandare stimoli direttamente al sistema limbico senza passare dal talamo. Quindi, un battito d’ali, quando sentiamo gli odori, anche le nostre memorie ed emozioni sono coinvolte. Ecco perché la nostra prima reazione di fronte a uno stimolo olfattivo è di tipo attrazione/repulsione. Poi facciamo entrare in funzione anche la corteccia orbitofrontale e iniziamo una valutazione più complessa che chiama in causa competenze diverse, per esempio quelle di tipo estetico.

Anche negli stati depressivi il sistema limbico è fortemente coinvolto e probabilmente in parte danneggiato. Questa problematica si rifletterebbe quindi, per vicinanza, anche sulle capacità olfattive. E viceversa.

Non son una psicologa né un medico, perciò le mie considerazione sono più che altro di tipo generale e filosofico.
Se le emozioni ci pervadono e ci sentiamo incapaci di governarle e gestirle, una strategia per uscirne è provare a sentire di meno. Per esempio, ci isoliamo fisicamente. Anche chiudere il canale olfattivo può essere una strategia inconsapevole per anestetizzarci. Gli odori, infatti, portano dentro di noi dei contenuti emozionali in quanto, come ho detto, l’olfatto comunica direttamente con il sistema limbico risvegliando emozioni e memorie.

Molti anni fa Alain Corbin chiudeva il suo libro Sociologia degli odori sostenendo che la nostra è una società che è stata così epurata dagli stimoli olfattivi attraverso l’ossessione igienista, da andare incontro a un serio pericolo di anosmia diffusa.

A distanza di tanti anni possiamo dire che più che l’igiene poté l’inquinamento delle nostre città. Respirare a pieni polmoni e accettare che tanti odori ci penetrino non sembra più un’idea molto salubre. Anche in questo caso, per questioni evidenti a tutti, tendiamo a richiuderci ad assorbire meno dal mondo esterno.

E allora è tanto più vitale concedersi un’ora alla settimana per sentire odori. Sentirli con una guida e insieme agli altri, come facciamo nei gruppi di Training Olfattivo, amplifica i benefici.

Come pantere nella notte

L’espressione “segui il tuo naso” suona come un invito a fidarci del nostro istinto. Questo perché il senso dell’olfatto è di solito associato all’intuito, una forma di intelligenza molto apprezzata in ogni settore. Probabilmente il nostro allenamento olfattivo contribuisce a sviluppare questa modalità di pensiero.

Ma oggi non vi parlerò di intuizione.
Vorrei invece suggerirvi un’altra importante ragione per cui è bene fidarsi del proprio olfatto e mettersi in ascolto delle informazioni che ci offre.

Forse non tutti sanno che c’è un rapporto tra il funzionamento dell’olfatto e il nostro ritmo circadiano. Il ritmo circadiano è una sorta di orologio che il nostro organismo segue, nell’arco delle 24 ore, per attivare e disattivare le sue funzioni: le facoltà mentali, la rigenerazione cellulare, la produzione ormonale, il ciclo di sonno e veglia.

Oggi siamo certi che anche la nostra sensibilità olfattiva ha un ciclo di funzionamento che prevede alti e bassi in precise ore del giorno. Seguire il nostro naso può allora aiutarci a conoscere e assecondare i nostri ritmi biologici.

Rachel Herz, ricercatrice della Brown University, ha compiuto uno studio su un gruppo di teenagers dimostrando non solo che un ritmo olfattivo esiste, ma che ci sono delle costanti tra individui diversi.

Secondo il suo esperimento, un picco di sensibilità verso gli odori si registra dalle ore 21:00 in poi, quando le percezioni si acuiscono. Questa condizione di particolare efficienza prosegue fin dopo la mezzanotte, per poi decrescere sfiorando il picco minimo intorno alle 4:00. Al mattino, l’olfatto si sveglia tardi, non prima delle 10:00.
È un quindi un nottambulo o, come dicono a Bologna, un “masticatore della notte” (biassanot).

E tu? In quale momento del giorno e della notte percepisci più distintamente gli odori?

Il nostro interesse per questi argomenti ci ha spinti a sperimentare il nostro corso di Training Olfattivo non solo il primo pomeriggio, ma anche alla sera. Ecco dunque la novità!
A partire da ottobre il Training Olfattivo (online) avrà una replica ogni giovedì dalle 20:30 alle 21:30.

A narici spalancate, come pantere nella notte, ci inoltreremo in un fitto intreccio di scie odorose per aprirci all’ascolto di noi stessi e delle nostre percezioni sottili.

Il Profumo di Madame Bovary

Madame Bovary mi ha fatto compagnia durante l’estate. Il romanzo di Flaubert è ricco di dettagli olfattivi, così me lo sono gustata alla luce di questa mia ormai conclamata fissazione per gli odori. Il racconto, specialmente nella prima parte, è costellato di profumi che diventano quasi un simbolo della vitalità piena a cui Emma aspira. Quando incontra l’amore e decide di seguirlo a qualsiasi costo, si veste con abiti costosi, si cosparge di creme e ad ogni appuntamento versa abbondante profumo sul fazzoletto e la biancheria.
Ma quale profumo esattamente?
Flaubert non ci risparmia questo dettaglio, così sappiamo che si tratta di Patchouli.

Chi oggi sente questo olio essenziale, così terroso e canforato, forse non lo associa immediatamente alla seduzione e alla sensualità femminile. Ma nella prima metà dell’Ottocento era un odore molto amato dalle donne. Il Patchouli arrivava dall’India insieme alle sciarpe di cashmere, vero e proprio must dell’abbigliamento femminile come si vede in molti dipinti dell’epoca. Probabilmente Emma Bovary non possedeva i preziosi scialli d’importazione ostentati dalla prima moglie di Napoleone, Josephine de Beauharnais. Ma poteva permettersi il loro profumo con cui alimentava i propri sogni di elevazione sociale.

Divenuto agli inizi del Novecento un elemento caratteristico delle fragranze chypre, il Patchouli è oggi un ingrediente molto versatile e richiestissimo.

Ti interessano le materie prime e le loro storie?
Dal 27 agosto ricomincia il corso on-line di Training Olfattivo.
Ogni giovedì dalle 14:00 alle 15:00 ci dedicheremo alla scoperta delle materie prime del profumo, allenandoci a percepirne le caratteristiche e a descriverle con le parole. Sentiremo sia quelle naturali sia quelle prodotte in laboratorio e vedremo come anche gli odori che dovrebbero esserci familiari sono difficili da riconoscere “alla cieca” se non abbiamo fatto un esercizio specifico.

D’altra parte ogni scuola di profumeria sottopone gli studenti a questo tipo di training che può durare molto tempo. Così anche noi affronteremo l’allenamento un po’ per volta, traendo vantaggio dalla costanza. Un appuntamento alla settimana, per un minimo di 5 incontri.
È possibile iscriversi al Training Olfattivo in qualsiasi momento. Considera però che a noi sono necessari almeno 7 giorni per preparare e recapitare a domicilio il kit olfattivo.